mercoledì 30 agosto 2017

LA GIORNATA DELLA MEMORIA E IL RISORGIMENTO: CHE ITALIA SI VUOLE, ANCORA "IGNORANTE"?

Dal "Mattino" di Napoli di ieri, 29 agosto 2017)


di Gigi Di Fiore

Sarà stato il caldo, sarà stato il clima vacanziero, ma per tutto il mese di agosto il dibattito sulla proposta del M5S di istituire una giornata per la memoria sulle vittime meridionali negli anni del Risorgimento ha impazzato, scatenando reazioni a non finire su più giornali. Il Mattino compreso, naturalmente. E allora, dopo averne lette davvero tante, ritorno sul tema, su cui sono già intervenuto proprio sulle pagine del Mattino il 12 agosto. Intervengo per tirare un piccolo bilancio personale su quanto letto in questi giorni.

Sulla giornata della memoria e il Risorgimento sono intervenuti a più non posso docenti di ruolo, ricercatori in cerca di ruolo, politici in stand by e politici in attività, lettori, editori, cultori del sapere, integrati dell’interpretazione storica (tanti) e apocalittici dissonanti o dubbiosi (pochi). Insomma, un dibattito a più voci ed esteso. Non sarà che tutta questa passione conferma come, sulla lettura del Risorgimento e delle sue storie, l’Italia dei particolarismi, dei corporativismi, dei sofismi, si divide ancora?
E' probabile e la ragione è evidente: tra i due miti fondanti (c'è anche la Resistenza) della costruzione politica chiamata Italia, il Risorgimento pone questioni ancora irrisolte a 156 anni dall’unificazione. Questioni e ferite aperte: il rapporto nord-sud, le diversità culturali tra le regioni che costituiscono la nostra nazione, le scelte politiche non omogenee tra le diverse aree, il rimpallo di accuse sulle responsabilità dell’arretratezza e delle difficoltà del Mezzogiorno. E si è capito che, su tutte queste questioni, la storia potrebbe fornire ancora un orientamento per capirne di più.
E allora andiamo con ordine, riavvolgendo il nastro dall'inizio.

In più regioni meridionali, i gruppi consiliari del M5S propongono di istituire una giornata per ricordare le vittime meridionali del processo di unificazione (le “annessioni” al Piemonte, come scriveva Cavour nelle sue lettere). Una provocazione, per tentare di riaprire un dibattito sulla storia e la memoria di quel periodo su cui, forse, la maggioranza degli italiani non ha idee chiare. Già, perché le nozioni (con molti vuoti di memoria per carità di patria) diffuse a scuola oggi non possono più bastare, in una nazione ormai matura dopo 156 anni, che ha bisogno di maggiore coinvolgimento e responsabilizzazione generale che solo una conoscenza reale - non ideologica né mitologica - sulle proprie origini può dare.
La proposta scatena il finimondo. Il “la” parte da alcuni docenti dell’Università di Bari, proprio la gloriosa accademia dove insegnò Tomaso Pedio che, da lassù, chissà come guarderà a questo dibattito. Ne sono seguiti decine di schioppettanti interventi su più giornali. Li ho riletti, scoprendo a freddo che molti risultano in fotocopia, noiosi copia e incolla, con argomenti ripetuti, tutti utilizzati per censurare la proposta del M5S. Perché la proposta è da bocciare? Perché la storia devono approfondirla gli storici patentati. E poi, si sa, del Risorgimento si conosce ormai già tutto e quel campionario di nozioni vengono ripetute all’Università, dove però su quegli anni le ricerche nuove sono davvero poche. Le più recenti, chissà perchè, sono nate da sollecitazioni e stimoli offerti da pubblicazioni divulgative. E allora - ci si potrebbe chiedere - se tutto è già noto e dibattuto, perché mantenere in vita cattedre di storia del Risorgimento? Mistero...
Ma ricapitoliamo le principali tesi ripetute in questi giorni.
1) Chi ha presentato la proposta è spinto da spirito neoborbonico, voglia di ritorno al passato in una sorta di leghismo di ritorno in salsa meridionale;
2) Lo Stato autonomo e indipendente delle Due Sicilie, riconosciuto da tutte le grandi potenze internazionali dell’epoca, era repressivo, cattivo, retrogrado, oscurantista, e aveva bisogno di essere cancellato (con annessione allo Stato del Piemonte, dove già esisteva un altro Sud: la Sardegna che si presentò all’unificazione senza neanche un metro di linea ferroviaria realizzata), per essere avviato alla civiltà e al progresso. Inutile interrogarsi su come fu esteso il progresso nelle regioni meridionali;
3) Viene fatto un uso politico della storia, guardando al passato in maniera strumentale e sfruttando le insoddisfazioni e i diffusi malcontenti nel Sud;
4) Bisogna guardare ai problemi di oggi, piuttosto che andare a rileggere la nostra storia. Argomento che fa un po’ a cazzotti con il precedente;
5) Assurdo discutere sugli ideali di quell’unificazione, come del progresso e della civilizzazione portati nel Mezzogiorno, liberato dai cattivi Borbone e finalmente degno, con i Savoia e la classe politica della destra cavouriana, di sedersi nel consesso internazionale del nascente capitalismo industriale. 
Insomma, per farla breve, tutto è chiaro sulla nostra identità e anche sulle frammentazioni della nostra nazione, perché quegli eventi sono ormai noti e metabolizzati in modo chiaro da tutti gli italiani, al nord come al sud e al centro. Tra gli italiani, non esistono più divisioni, né pregiudizi, né prevenzioni.

Un modo di ragionare, sintetizzato nei 5 argomenti principali estrapolati dagli interventi di questo mese, che fa a cazzotti con le finalità culturali di ricerca, apertura e confronto che dovrebbero essere proprie dell'accademia. La questione vera, oltre le formulette e il tifo da stadio (Borbone-Savoia; Garibaldi-Crocco) che non mi ha mai appassionato, è che non si tratta di tornare indietro, non si tratta di idolatrare i Borbone, ma di capire come e quanto le scelte politiche-economiche-militari-sociali post-unitarie segnarono il Sud, quanto su quelle scelte sia stata responsabile la classe dirigente meridionale, quante lacerazioni si crearono con la rivolta contadina chiamata brigantaggio, quanto gli italiani conoscano realmente della loro unificazione oltre le mitizzazioni e le storielle interessate.
Insomma, per concluderla, quanto sono ancora oggi vicini o lontani agli italiani di Bolzano con quelli di Canicattì? Non credo siano questioni chiuse, né da bestemmia eretica. Nessuna lesa maestà al sapere e alle competenze degli storici. Allargare il confronto, la conoscenza anche tra non iniziati e anche fuori dal chiuso di limitate cattedrali del sapere è vero esercizio di democrazia e arricchimento delle coscienze.

Forse c'è chi auspica, invece, italiani sempre più distanti tra loro, frammentati, disinformati, estranei all'approfondimento della loro storia più importante: quella che portò le subnazioni della penisola a diventare un corpo unico politico. E' la vera differenza, fondamentale, tra il Risorgimento e altri periodi della storia italiana. La svolta della nostra storia contemporanea. E, su questo, mi appare sempre più emblematico l’aneddoto ricordato da Mario Martone nel corso del dibattito, quando ha raccontato di aver incontrato persone convinte che Garibaldi fosse stato ferito all’Aspromonte nel 1862 non dai soldati italiani, ma dai borbonici. Nozioni sbagliate, o radicata prevenzione frutto di una storia insegnata per mitizzazioni e denigrazioni a prescindere? Si vuole ancora questo tipo di conoscenza degli italiani sul nostro Risorgimento? E, se sì, per quali interessi, per quali poteri da preservare? Chiediamocelo, al di là della provocazione della “giornata della memoria”.
Gigi Di Fiore

lunedì 14 agosto 2017

IL TESORO DI GROTTA PAGLICCI E IL ROMANZO DI PALMA DI CESNOLA.


Presentato ieri il romanzo Il tesoro (curato da Angelo e Antonio Del Vecchio_ Circolo Culturale “Giulio Ricci”, 2017) del noto archeologo Arturo Palma di Cesnola, il cui nome è legato agli scavi, allo studio e alla valorizzazione del sito Grotta Paglicci, localizzato nel comune di Rignano Garganico.
E' stata questa una buona occasione per ritornare sui problemi che attualmente impediscono al sito archeologico, ritenuto uno dei più importanti d'Europa, di ottenere la giusta visibilità in ambito storico- scientifico. Si è detto giustamente che la nascita in loco di un Museo di riferimento produrrebbe gli effetti salutari necessari per la conoscenza e la valorizzazione non soltanto in ambito  scientifico per effetto dei risultati degli scavi, con esposizioni di oggetti e reperti recuperati; ma anche riferito a l’accoglienza dei molti visitatori che affollerebbero il luogo e i tanti studiosi interessati agli approfondimenti, portando benefici al territorio, dando così vasta risonanza internazionale al valore del sito e della cittadina garganica. Arturo Palma de Cesnola, dell'università di Siena, attualmente in pensione, è stato, dal 1971 al 2002, il primo ad effettuare scavi in maniera sistematica dando così lustro ad un angolo sperduto della aspra terra del Gargano, nel comune più piccolo della comunità montana. Il sito è oggetto di ricerca in tutto il mondo anche e soprattutto per la sua unicità scientifica riguardo le tre aree preistoriche riferite all'homo sapiens, l'herectus e neanderthal che qui hanno trovato dimora lasciando tracce indelebili del loro passaggio sul periodo calcolato di 24.000 anni fa, così come è stato datato dalle ricerche effettuate dagli esperti.
Il prof. ARTURO PALMA DE CESNOLA
Antonio del Vecchio e suo figlio Angelo del Vecchio, noti giornalisti, che nel corso della serata hanno illustrato ogni particolare riguardo la nascita e lo sviluppo del sito, sono gli Autori di un libro interessante intitolato L’oro di Paglicci. Il libro ha il pregio di documentare – tra l’affascinante, lo scientifico e il misterioso – tutti i passaggi che son serviti per giungere al ritrovamento (casuale quasi leggendario) sino alla sua valorizzazione, illustrandone i particolari e indicando soprattutto nella realizzazione di un Museo Archeologico il punto d’arrivo indispensabile per dare sostanza al progetto.
L’importanza vitale di dotarsi di un Museo quale presidio propulsivo dell'area archeologica, progetto attualmente arenatosi nelle sabbie mobili delle pastoie burocratiche, è stato pure il grido di dolore della comunità, (riassunto efficacemente dal prof. Mastrillo) espresso un po’ da tutti i relatori ma soprattutto dalle autorità presenti, Luigi Di Fiore, sindaco del paese, e l’Assessore al ramo Viviana Saponiere, entrambi presenti all'evento).
Luigi Ciavarella




sabato 5 agosto 2017

ESTATE A BORGO CELANO TRA ARTE, MUSICA E INTRATTENIMENTO.


L’estate di Borgo Celano (villaggio ai piedi del monte omonimo e frazione di San Marco in Lamis) ha portato quest’anno alcune iniziative nuove di carattere artistico-culturale, misto intrattenimento, che hanno trovato un ascolto attento e sorprendente da parte non soltanto dei residenti del piccolo borgo ma anche dei tanti villeggianti che in questo periodo dell’anno affollano il posto, famoso per la sua rinomata frescura. Il protagonista in assoluto è stato un giovane e intraprendente sammarchese, Luigi Mossuto, ideatore nientedimeno di un Talent Show con lo scopo dichiarato di intrattenere i villeggianti e i sammarchesi giunti dalla valle per assistere ad una gara canora e artistica (tra canzoni e balli perlopiù di ragazzi e ragazze molto bravi e motivati) coadiuvati da una giuria e dalla presenza di alcuni ospiti, tra cui Ciro Iannacone, i balli di Mikalett, etc. Una novità assoluta che ha prodotto un consistente successo oltre a decretare vincitori la locale Fabiola Accadia per il canto e la giovanissima coppia Coco - Masciale riguardo il ballo.   
Il 19 prossimo venturo come consuetudine verrà celebrata la notte bianca sammarchese, come dire la ormai nota “Chiu fa notte e Chiu fa forte” giunto quest'anno alla undicesima edizione, con un programma che si preannuncia come al solito molto ricco ed eterogeneo (di cui daremo atto in una prossima occasione), però nel frattempo altre due manifestazione prevalentemente musicali stanno prendendo piede in zona con altrettanta forza e capacità di intercettare la buona musica e un popolo di giovani, di varia umanità, molto recettivo  e sedotto da questi eventi. Si tratta di Borgo Rock, che quest’anno ha ospitato Pino Scotto, mitico leader dei Vanadium dei tempi d'oro dell'hard rock italiano, e i Rocky Horror (con Dj Blast di San Giovanni Rotondo), band di crossover foggiana molto apprezzata negli ambienti del Metal indipendente, col supporto di band quali i Cordamara e i Chroma Drama, provenienti da Manfredonia e Foggia, dotati di un suono molto potente. E’ stata una serata di fuoco adatta alla stagione luciferina. Quasi a mitigare la furia iconoclasta di Pino Scotto e Co è stata allestita in contemporanea una Mostra di vinili dal titolo “Summer of Love 1967” che ha riportato indietro le lancette dell’orologio di 50 anni nel tempo in cui vennero poste le basi del moderno rock con l’ esposizione di più di una trentina di copertine di vinile storiche (molto belle e colorate) per provare ad illustrare un periodo in cui l’innocenza della musica rock stava subendo un travolgimento epocale a vantaggio di una nuova consapevolezza che la porterà a diventare adulta e responsabile.
L’altro evento, In Defenza Day che si sta svolgendo in questi giorni (4 – 6 agosto), a San Marco in Lamis nella villa comunale, vede protagonista una Associazione che partita da una idea di conservazione della bellezza del nostro territorio sta portando a compimento, con sempre maggiore successo, una serie di spettacoli musicali e di intrattenimento che quest’anno hanno avuto un picco di qualità sorprendente. Dalla cover band dei Nomadi al Tributo a quattro grandi della musica pop italiana (Lucio Dalla, Vasco rossi, Elisa e Pino Daniele) con piccoli concerti che verranno effettuati da alcuni noti musicisti locali (Maurizio Tancredi, Michela Parisi, Ludovico Delle Vergini, Sergio Bonfitto) in una serata prevedibilmente molto seducente, l'appuntamento chiuderà il calendario della manifestazione. Ma l’evento più importante è stato il Concerto che Matteo Vincitorio ha tenuto ieri sera 5 agosto in villa comunale con i suoi H Bombs, micidiale band di blues italiano forgiata in tanti anni di performance on the road, nei posti più accoglienti dell’Emilia. Un gradito ritorno.   
Non ultima la “provocazione” dell’artista Michele Tancredi che tre giorni fa ha prodotto nella locale villa comunale una dimostrazione molto suggestiva inventandosi uno scenario apocalittico popolato da un mare di plastica, bottigliette di plastica al posto del mare e ombrelloni con bagnanti, per denunciare in maniera forte il deturpamento della natura e la follia dell’umanità.
In attesa di Chiu fa notte….
Luigi Ciavarella

Mostra vinili 1967
L'ARTISTA MICHELE TANCREDI

ROCKY HORROR

IO E IL MITICO PINO SCOTTO.